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In questi ultimi tempi m’è venuta un po’ la fissazione dei piatti della tradizione siciliana, piatti ormai quasi in disuso. Naturalmente, oltre che il piatto in sé sono curiosa di conoscerne le origini.
Leggendo un libro di cucina siciliana mi sono imbattuta in questo particolare dolce che ho realizzato nei giorni scorsi.
Queste sono le informazioni sul dolce che ho trovato su un paio di siti a riguardo: l’invenzione di questo eccezionale dolce si deve ad una suora, che nell’anno 1725 a Sambuca di Sicilia in occasione del matrimonio di un nobile creava una delle più soavi paste della pasticceria siciliana che potremmo definire come una delle massime espressioni della fantasia dolciaria delle terre del sud. C’è da dire che l’intento della suora era quello di ricreare il paesaggio che mirava dalla finestra della sua stanza, la forma delle colline le ha suggerito di creare per i marchesi un dolce che ne avesse la forma e, in quanto al contenuto portasse la dolcezza di quella terra.
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, attraverso l’impareggiabile principe Salina, nel suo famosissimo romanzo “il Gattopardo”, farà così commentare questo dolce, frutto delle magiche “Terre del Gattopardo” (Sambuca di Sicilia infatti, dista pochi chilometri da Palazzo Cutò di Santa Margherita Belice, dove è stato ambientato l’omonimo romanzo): “parfaits rosei, parfaits sciampagna, parfaits bigi che si sfaldavano scricchiolando quando la spatola li divideva, sviolinature in maggiore delle amarene candite, timbri aciduli degli ananas gialli, e "trionfi della Gola" col verde opaco dei loro pistacchi macinati, impudiche "Paste delle Vergini." Di queste, Don Fabrizio si chiedeva "Come mai il Santo Uffizio, quando lo poteva, non pensò a proibire questi dolci?
La ricetta originale prevede un ripieno con crema di latte ma io non avevo l'amido quindi ho utilizzato della ricotta che invece avevo a casa.
Pasta: 500g farina 150g zucchero 150g strutto (si può sostituire col burro, ma consiglio lo strutto) 1 uovo 1 albume
Ripieno: 400g ricotta pecora setacciata 50g zuccata a dadini 50g gocce cioccolato zucchero (andate a gusto)
Glassa: 250g zucchero a velo 1 cucchiaio di succo di limone 4 cucchiai di latte
Impastare la farina setacciata con lo zucchero semolato, lo strutto, l'uovo e il latte necessario per ottenere un composto omogeneo e consistente. Porre in frigo per 1 ora. Stendere la pasta in una sfoglia sottile. Ritagliare dalla pasta dei dischetti di circa 8 cm di diametro. Adagiatene metà in stampini a coppetta e riempire la cavità con la crema di ricotta che avrete preparato mescolando tutti gli ingredienti indicati e coprite con i tondini rimasti e sigillate i bordi. Capovolgere i dolcetti e trasferirli in un placca rivestita di carta forno. Spennellare con l'albume leggermente sbattuto e infornare a 170° per 20 minuti o fino a doratura.
Stemperare lo zucchero a velo con il latte ed il limone. Sbattere il composto fino ad ottenere una crema liscia e abbastanza densa.
Ricoprire le paste già fredde con la glassa preparata e dopo qualche minuto decorare con una ciliegina. Fare asciugare bene prima di servire.
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