Natale
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L'albero e a volte il presepe di Eleonora
L'albero di Natale lo ricordo da sempre, a casa mia, tutto d'argento, rivestito di palline di vetro colorato a forma di uccellini, di funghi, di gnomi, di angioletti, di campanelle.
L'avevano regalato alla mia sorella maggiore il primo anno della sua vita, e non ne abbiamo mai avuto un altro.
Le luci erano costituite da fili di lampioncini cinesi, ogni anno se ne guastava uno, e mio padre si improvvisava elettricista, eliminando le parti ormai inutilizzabili.
Anche di palline se ne sono rotte tante, con gli anni, ma ne abbiamo acquistate sempre di nuove, scegliendole sempre in vetro, anche quando la plastica ha preso il sopravvento e per trovarle in vetro bisognava aspettare le bancarelle della fiera degli Oh Bej, Oh Bej.
Non facevamo invece il presepe, almeno all’inizio; mia madre aveva solo le tre statuine della Sacra Famiglia, in gesso, e per Natale le metteva sul comò.
Del resto, nella mia infanzia, abbiamo sempre trascorso tutte le feste natalizie a casa dei miei zii, che abitavano in campagna poco fuori Milano, dove l’albero era un abete vero, e il presepe era ricchissimo di statuine, che aumentavano ogni anno, perché mio cugino, che aveva spirito d’artista, amava lavorare la creta e farne sempre di nuove.
Il Bambinello rimaneva nascosto fin dopo la Messa di mezzanotte, poi compariva miracolosamente nella mangiatoia, e noi bambini non sapevamo mai chi lo avesse messo lì.
Poi un anno vinsi una capanna ad una pesca di beneficenza, e da allora cominciammo a fare il presepe anche a casa nostra, facendo arrivare da Napoli le statuine sbozzate in gesso, nei ricchi costumi settecenteschi, tanto più belle, ai nostri occhi, di quelle di plastica reperibili ai grandi magazzini.
Un anno invece (avevo sette anni) facemmo il presepe costruendo tutte le statuine con il Pongo, imitando quelle napoletane, e vincemmo il primo premio al concorso indetto in parrocchia, e ne sono ancora molto orgogliosa.
Purtroppo abbiamo smesso da anni di fare il presepe, da quando i gatti di casa presero l’abitudine di passeggiarvi sopra, abbattendo e rompendo le nostre preziosissime – in senso affettivo – statuine.
Adesso che vivo sola, non faccio né albero né presepe, tanto passo le feste a casa di qualcun altro, e mi limito a mettere una ghirlanda di bacche fuori dalla porta; ma in fondo al mio cuore sogno sempre, un giorno, di avere una casa grandissima, con uno spazio enorme per poter fare ogni anno un presepe degno del Settecento Napoletano.
Eleonora