di Enzo Raspolli

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Storia Semiseria

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La cucina futurista

Il ‘900 porta un rinnovato interesse della letteratura per la cucina.

Rabelais fa raggiungere al cibo un valore iperbolico, trasfigurando nell'appetito iperbolico dell'insaziabile Gargantua che divora cose, bestie ed uomini, la fame di denaro e potere delle nuove classi sociali.

La cosa è riproposta da Jonatan Swift che equiparando il profitto al diritto all'appropriazione

immagina paradossalmente di risolvere il problema della fame nella sua Irlanda con l'utilizzo gastronomico dei bambini. Con questo è definitivamente dimostrato che i comunisti sono arrivati secondi.

In Francia si notano invece due tendenze: il nascente “noir” si esprimerà in un divertente libretto di André Breton Istruzioni per i domestici in cui suggerisce appunto come sabotare, sporcare, inquinare in cucina quello che poi sarà gustato con somma soddisfazione dai padroni.

Invece Charles Fourier, idealista e socialista utopista, pensa ad una società basata sul principio del piacere, che si sfida in tenzoni gastronomiche, in canti e balli.

Il poema in sé non è un capolavoro, ma anticipa Freud nell'indicare il piacere come motore delle azioni umane.

Gli utopisti francesi sono anche i primi a mettere in discussione la famiglia nucleare a favore di “comuni” in cui anche il rito del pranzo acquisti valore sociale. Ci sarebbe voluto un '68 per realizzare quelle intuizioni.

Così come ci sarebbe voluto Slow Food per realizzare quest'altra intuizione di Fourier: “La Gastronomia , scienza oggi derisa e apparentemente frivola, diventa in Armonia una scienza di alta politica sociale, in quanto è obbligata a calcolare i suoi allettamenti in modo da provocare per ogni piatto un legame tra commensali, produttori, preparatori. Essa diventa così Gastrosofia, alta esperienza gastronomica, profonda e sublime teoria dell'equilibrio sociale” .

Anche Emile Zola, babbo di un altro e del realismo ci lascia nel Ventre di Parigi sontuose descrizioni di formaggi, sapori ed odori dei cibi.

Ma è Joris-Karl Huysmans, decadente e simbolista, che porta il cibo nella sfera della psiche, cogliendo relazioni tra sapori e sentimenti, tra odori e moti dell'anima. L'eroe psicopatico e tenebroso del suo A rebours celebra una cena-spettacolo a suffragio di una sua defaillance sessuale in una sala addobbata a nero, con tovaglie nere, il giardino fuori della vetrata cosparso di polvere di carbone, con cestelli di viole sulla tavola ed un menù che inizia con una zuppa di tartaruga. Alla grazia del raffinato simbolismo: mi sembra il Vernacoliere. E l'opinione e rafforzata dal fatto che a servirlo sono cameriere di colore completamente nude.

Anche il grande Apollinaire esaspera il rapporto simbolico tra sensi e cibi ed azzarda un paragone tra i liquori e gli strumenti musicali, intravedendo un mondo in cui i sensi, debitamente educati, diventano essi stessi parte di un'opera d'arte.

Insomma le avanguardie dell'Europa del ‘900 rimettono in gioco la cucina come una delle componenti dell'arte, come uno strumento di piacere e di comunicazione.

Fu proprio Apollinaire a definire il primo rapporto tra cucina ed arte, pubblicando nel 1914 sulla rivista “fantasio” il manifesto Le cubisme culinarie . Che non è la pubblicità dei dadi.

Ma il lancio di una cucina nuova che stia alla vecchia come la nuova pittura picassiana stava all'arte realista. Devo dire che questi innovatori avranno avuto le sue ragioni, non discuto, ma proponevano una cucina francamente discutibile. Lo vedremo anche con i futuristi italiani, ma la voglia di stupire, la provocazione, certamente saranno stati segni culturali interessanti, ma dal punto di vista del gusto non mi sembrano delle grandi cose.

Apollinaire inizia a teorizzare che il cibo deve essere nutrimento dell'anima, e, come capite, si parte male. Quindi meglio mangiare quando non c'è fame. Ohibò, la fame!

La prima cena del nuovo cenacolo letterario (bellina, no ?) avviene nel settembre 1912. Godete !

•  Insalata di violette al succo di limone.

•  Pesci di fiume cotti tra foglie di eucalipto.

•  Controfiletto al sangue con polvere di tabacco.

•  Quaglie lardellate in sugo di liquirizia

Ora io, che sono di campagna, ci scherzo, ma davvero il tentativo di dare nuove sensazioni, di percorrere sentieri nuovi è un motore irrefrenabile in questo periodo.

Magari aiutava anche l'assenzio.

Apollinaire e Martinetti firmano insieme il manifesto dell'Antitradizione futurista nell'estate del 1913 e basta arrivare al 15 settembre che su “Lacerba” appare il manifesto della Cuisine futuriste. Lo pubblica lo chef Jules Maincave, ma non potrà seguire il movimento, perché gli toccò andare in guerra. Come cuoco del 90°, ovviamente. E li ebbe modo di far interessare addirittura un generale alle sue “cotolette d'attacco” .

Il “manifesto” naturalmente ebbe l'ispirazione di Martinetti “Noi vogliamo una cucina adeguata alla comodità della vita moderna e alle ultime concezioni della scienza. Noi proietteremo i raggi del nostro sole nell'antro delle vostre cucine, e le tenebre saranno dissipate. Noi metteremo sottosopra i vostri buffet, noi rovesceremo i vostri fornelli”

Ma in concreto, cosa proponevano ? Ripeto, da quel poco che ho capito dal completo libro “Cibo Futurista” di Claudia Salaris, non era un movimento di “ricettine” come potrebbe essere un forum. Erano letterati, sant'Iddio, e dovevano stupire, contestare, rovesciare, futurare, cubitare ecc. (che mi sia rimasta appiccicata l'atmosfera ?).

Ecco alcune preparazioni:

Uova in camicia al sangue di bue, purè di patate allo sciroppo di lampone, filetti di sogliola alla crema Chantilly, spolverati di lische pestate.

E via provocando.

Anche le bevande non sfuggono al rimescolamento.

Al Cabaret del Diavolo, aperto a Milano in via Basilicata, le sale sono intitolate al Paradiso, al Purgatorio e all'Inferno, con debiti arredi ed il menù recita: “infuso sintetico digrignatorio” “melma bruna” “fuoco e zolfo” ecc.

Ma venne la guerra, quella si sferragliante e piena di lampi e di movimento.

Dobbiamo aspettare il dopoguerra per riprendere il discorso, abbiate pazienza.

Poi il capitolo è già lunghetto così.