Ieri sera non riuscivo a dormire, rafffreddore, mal di testa, un po' di tosse...insomma i disturbi tipici di Ferragosto...e allora invece di contare le pecore, cercavo qualcosa nei miei ricordi, da raccontare a Rossanina.
E mi sono ricordata di questo personaggio, non è una favola. Siamo negli anni 55/60
L'"ometto" - lo chiamavano tutti così non avendo mai saputo il suo nome - era un vecchio magrissimo con baffoni e capelli bianchi, estremamente schivo e taciturno, che quasi ogni mattina scendeva in città da qualche paesino intorno a Genova, portando sulle spalle un fagotto di stoffa nera pieno di frutta e verdura.
La sua presenza mattineria scandiva con precisione il ritmo delle stagioni. C'erano l'insalatina, le tenere carote, le fave e i primi narcisi di marzo a ricordarci che era sbocciata la primavera; bietole, pomodori, profumatissimo basilico, i gigli di S. Luigi, ed era estate! In autunno fagioli lumè (i borlotti in genovese) fichi, caki, pere e per i "morti" castagne, melograni e piccolissime rosse melette, con le quali mia nonna preparava per me e mio fratello lunghe collane infilando in uno spago le castagne lesse "i balletti" e al centro una piccolissima mela, come un rosso rubino.
Ecco l'inverno cavoli, cavoli, indimenticabili cavoli neri...come li odiavamo noi bambini...e non mancava mai l'albero di Natale, un ruvido ginepro secondo la vecchia tradizione genovese.
Socchiudo glio occhi e come in un flash back ho la chiara immagine della mamma in camiciona da notte e scialle tondo sulle spalle - l'ometto suonava alla porta alle cinque sei del mattino - che contrattava con lui.
Il fazzolettone nero è aperto sul tavolo e rivela il suo fresco colorato contenuto: "Mi raccomando i cavoli, la prossima volta!" - dice la mamma. ma tanto lui porterà solo quel che vuole come ha sempre fatto.
Era davvero burbero infatti, ma il suo affetto per noi bambini lo dimostrava portandoci a seconda delle stagioni una grossa foglia piena di dolcissime fragoline o di morbide castagne già arrostite e pelate.
Questo per davvero tanti anni, una stagione dopo l'altra, finché ormai sposina - per quasi un anno ho abitato con i miei - andavo ad aprire io e compravo i prodotti del suo orto e dei boschi, ma il fagotto era ogni mattina più piccolo. Finchè non venne più.
E mi sono ricordata di questo personaggio, non è una favola. Siamo negli anni 55/60
L'"ometto" - lo chiamavano tutti così non avendo mai saputo il suo nome - era un vecchio magrissimo con baffoni e capelli bianchi, estremamente schivo e taciturno, che quasi ogni mattina scendeva in città da qualche paesino intorno a Genova, portando sulle spalle un fagotto di stoffa nera pieno di frutta e verdura.
La sua presenza mattineria scandiva con precisione il ritmo delle stagioni. C'erano l'insalatina, le tenere carote, le fave e i primi narcisi di marzo a ricordarci che era sbocciata la primavera; bietole, pomodori, profumatissimo basilico, i gigli di S. Luigi, ed era estate! In autunno fagioli lumè (i borlotti in genovese) fichi, caki, pere e per i "morti" castagne, melograni e piccolissime rosse melette, con le quali mia nonna preparava per me e mio fratello lunghe collane infilando in uno spago le castagne lesse "i balletti" e al centro una piccolissima mela, come un rosso rubino.
Ecco l'inverno cavoli, cavoli, indimenticabili cavoli neri...come li odiavamo noi bambini...e non mancava mai l'albero di Natale, un ruvido ginepro secondo la vecchia tradizione genovese.
Socchiudo glio occhi e come in un flash back ho la chiara immagine della mamma in camiciona da notte e scialle tondo sulle spalle - l'ometto suonava alla porta alle cinque sei del mattino - che contrattava con lui.
Il fazzolettone nero è aperto sul tavolo e rivela il suo fresco colorato contenuto: "Mi raccomando i cavoli, la prossima volta!" - dice la mamma. ma tanto lui porterà solo quel che vuole come ha sempre fatto.
Era davvero burbero infatti, ma il suo affetto per noi bambini lo dimostrava portandoci a seconda delle stagioni una grossa foglia piena di dolcissime fragoline o di morbide castagne già arrostite e pelate.
Questo per davvero tanti anni, una stagione dopo l'altra, finché ormai sposina - per quasi un anno ho abitato con i miei - andavo ad aprire io e compravo i prodotti del suo orto e dei boschi, ma il fagotto era ogni mattina più piccolo. Finchè non venne più.





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