Aspretto: chi era costui? Fino a 15 giorni fa non ne avevo la minima idea. Poi ti ritrovi in chat, a parlar di aceti, balsamici e non, e di aceti alla frutta o di frutta.
Una volta ho provato l'aceto al lampone ed era straordinario, ma non lo tengono più, nel negozio dove lo comprai. Cansado mi fa: qui a Padova lo trovo...
Ah sì? Mo' guardo nei negozietti di specialità: in centro ormai ne siamo infestati. E ti vedo questo aspretto di frutta, ottenuto per acetificazione della frutta, prezioso, al mirtillo, ma, caspita! 14 euri e 95 per 250 ml...non lo compro! assassini, sanguisughe, spennatori di turisti dall'acquisto spensierato!
... Ma vedo sulla confezione che lo fanno in provincia di Grosseto, non lontano quindi da Siena.
Sabato vado a fare un giro al mare, a Castiglione della Pescaia e, curiosando nei negozietti, te lo vedo, proprio lui, stessa marca: aspretto di lampone, mora, mirtillo, susina, fragola, uva nera, pesca...Prezzo? 9 euri...oioi, la situazione sfugge di mano: arraffo un aspretto al mirtillo, poi vabbè, un miele di eucalipto della maremma è d'obbligo, e milancio fuori, prima che il raptus mi costringa a prenderne uno per ogni gusto.
Si arriva al molo. Erboristeria. Pare innocua, ma in vetrina vedo aceti balsamici: entro. Ariaspretti della stessa marca che sbucano da ogni scaffale (ma dove campavo io, senza questi aspretti, fondamentali per il benessere di un coquinario curioso?)
...Quanto? 8 euri...
E'la fine: aspretto di pesca e di lampone, ora, subito, me li dia! Danilo mi guarda scuotendo la testa, si hanno mica soldi da buttare, e solo la sua presenza critica, rassegnata, contraria, mi trattiene dall'esagerare.
Una passeggiata al mare mi costa in tutto 29 euri...accidenti, devo controllarmi.
A casa spolvero le scatoline, le rimiro e penso: uno lo regalo, gli altri li apro per la cena con gli amici di sabato...voglio fare delle cosine...
Ma Cansado, informato degli acquisti, mi esorta all'assaggio, e io che a stento mi trattenevo, mi lancio sulla pesca. La venditrice aveva detto: ha forte profumo di pesca, ci si fa anche la crema, il tiramisù...
Tolgo la capsula, il tappo in sughero è di quelli che si svitano a mano, ma vien via facilmente, troppo...e infatti l'aceto non ha minimo odore di pesca, è aceto puro, e anche forte. L'aroma di pesca è svaporato del tutto. Delusione! Rimetto il tappo e sento che fischia: c'è fuoriuscita d'aria, è evidente che non è conservato bene...E in effetti la confezione, priva di data di scadenza, era polverosissima.
Mi assale un terribile dubbio...Meglio aspettare per aprire gli altri aspretti e avere conferme destabilizzanti.
Ma Cansado chiede, vuol sapere e bisogna assaggiare. Ho paura. Ma ieri tiro fuori l'aspretto di lampone. Arispolvero confezione, contemplo il prezioso botticcino, levo la capsula.
Sorpresa!: il tappo è diverso, completamente dentro il collo della bottiglia, richiede cavatappi. Eh! penso, si sono accorti che il metodo evidentemente non garantiva la conservazione e hanno cambiato metodo.
Levalo, quel tappo, se sei capace!
Danilo era fermo in autostrada, aveva telefonato: alle 20 era fermo, imbottigliato in 5 chilometri di coda, a più di un'ora da casa. Ci ho tempo...
Due cavatappi alternati, e parolacce a profusione, con una voce insistente che mi dice 'sei la solita cretina spendacciona...non potevi comprarne uno solo?...'.
Tocca alzare il volume della tv per non sentirla.
Un cavatappi è morto in battaglia, ci ha rimesso un'aluccia. L'altro è grosso, antico, arma impropria, peserà un chilo. Non s'è rotto ma non ce l'ha fatta. Il tappo era di materiale plastico di nuova concezione, pareva gomma, ci affondava la spirale ma tornando su non tirava il tappo, bensì ne asportava qualche briciola.
Questione di nervi...bisogna averli saldi.
Più di un'ora di lavoro (intanto è tornato Danilo e ho dovuto interrompere la collutazione. NON T'ILLUDERE CH'IO M'ARRENDA, MALEDETTO!): per ora il tappo è solo scalfito e la boccetta ride di me. Briciole di plastica in ogni dove, sul tavolo apparecchiato, alcune sono nel mio piatto e le mangio insieme al mio salmone, no, non le sputo. Mangia le briciole del tuo prezioso aspretto, piccola deficiente, così impari la lezione.
Mi rifocillo, smaltisco l'ira, Danilo sghignazza.
Riparto all'attacco: assaggerò l'aspretto, dovessi buttar per terra la boccetta e lappare con la lingua 'sto maledetto nettare acetificato dei miei stivali.
Attrezzi impiegati nella fase successiva: punteruolo, cacciavite, martello e...una penna.
Son tipo pieno di risorse, e la forza della disperazione isterica ha fatto il resto.
Con lavoro certosino di punteruolo pratico un foro sbricioloso e tendente a richiudersi, causa gommosità del materiale. Allargo il buco col cacciavite, capovolgo la boccia, Danilo mette sotto un cucchiaio e io la scuoto...una goccia, dai, maledetta!...niente, piovono trucioli fini.
Svolta finale, o la va o la spacca. Prendo una penna finita, razzolando invasata nei cassetti. Ne sbudello una e ricavo dal cannello di plastica dell'inchiostro un tubicino di una decina di cm, lo lavo bene e lo martello dentro l'orifizio. Capovolgo, scuoto, scuoto, scuoto...due gocce. AH! ti ho piegato, asprettaccio della malora! Sa di lampone, sì, vero, forse è anche buono, che sia stramaledetto. Per saperlo occorre riassaggiare a mente sgombra di inquietudini e di grosse incrinature delle proprie capacità di intendere e volere.
L'aspretto di mirtilli, l'ultimo della serie, sta nello scaffale. Quando ci ho riposto quello con cui avevo lottato strenuamente ho avuto l'impressione che mi guardasse beffardo, con aria di sfida.
Sono pronta.
Quasi. Un altro giorno, ora ci ho sonno.
Una volta ho provato l'aceto al lampone ed era straordinario, ma non lo tengono più, nel negozio dove lo comprai. Cansado mi fa: qui a Padova lo trovo...
Ah sì? Mo' guardo nei negozietti di specialità: in centro ormai ne siamo infestati. E ti vedo questo aspretto di frutta, ottenuto per acetificazione della frutta, prezioso, al mirtillo, ma, caspita! 14 euri e 95 per 250 ml...non lo compro! assassini, sanguisughe, spennatori di turisti dall'acquisto spensierato!
... Ma vedo sulla confezione che lo fanno in provincia di Grosseto, non lontano quindi da Siena.
Sabato vado a fare un giro al mare, a Castiglione della Pescaia e, curiosando nei negozietti, te lo vedo, proprio lui, stessa marca: aspretto di lampone, mora, mirtillo, susina, fragola, uva nera, pesca...Prezzo? 9 euri...oioi, la situazione sfugge di mano: arraffo un aspretto al mirtillo, poi vabbè, un miele di eucalipto della maremma è d'obbligo, e milancio fuori, prima che il raptus mi costringa a prenderne uno per ogni gusto.
Si arriva al molo. Erboristeria. Pare innocua, ma in vetrina vedo aceti balsamici: entro. Ariaspretti della stessa marca che sbucano da ogni scaffale (ma dove campavo io, senza questi aspretti, fondamentali per il benessere di un coquinario curioso?)
...Quanto? 8 euri...
E'la fine: aspretto di pesca e di lampone, ora, subito, me li dia! Danilo mi guarda scuotendo la testa, si hanno mica soldi da buttare, e solo la sua presenza critica, rassegnata, contraria, mi trattiene dall'esagerare.
Una passeggiata al mare mi costa in tutto 29 euri...accidenti, devo controllarmi.
A casa spolvero le scatoline, le rimiro e penso: uno lo regalo, gli altri li apro per la cena con gli amici di sabato...voglio fare delle cosine...
Ma Cansado, informato degli acquisti, mi esorta all'assaggio, e io che a stento mi trattenevo, mi lancio sulla pesca. La venditrice aveva detto: ha forte profumo di pesca, ci si fa anche la crema, il tiramisù...
Tolgo la capsula, il tappo in sughero è di quelli che si svitano a mano, ma vien via facilmente, troppo...e infatti l'aceto non ha minimo odore di pesca, è aceto puro, e anche forte. L'aroma di pesca è svaporato del tutto. Delusione! Rimetto il tappo e sento che fischia: c'è fuoriuscita d'aria, è evidente che non è conservato bene...E in effetti la confezione, priva di data di scadenza, era polverosissima.
Mi assale un terribile dubbio...Meglio aspettare per aprire gli altri aspretti e avere conferme destabilizzanti.
Ma Cansado chiede, vuol sapere e bisogna assaggiare. Ho paura. Ma ieri tiro fuori l'aspretto di lampone. Arispolvero confezione, contemplo il prezioso botticcino, levo la capsula.
Sorpresa!: il tappo è diverso, completamente dentro il collo della bottiglia, richiede cavatappi. Eh! penso, si sono accorti che il metodo evidentemente non garantiva la conservazione e hanno cambiato metodo.
Levalo, quel tappo, se sei capace!
Danilo era fermo in autostrada, aveva telefonato: alle 20 era fermo, imbottigliato in 5 chilometri di coda, a più di un'ora da casa. Ci ho tempo...
Due cavatappi alternati, e parolacce a profusione, con una voce insistente che mi dice 'sei la solita cretina spendacciona...non potevi comprarne uno solo?...'.
Tocca alzare il volume della tv per non sentirla.
Un cavatappi è morto in battaglia, ci ha rimesso un'aluccia. L'altro è grosso, antico, arma impropria, peserà un chilo. Non s'è rotto ma non ce l'ha fatta. Il tappo era di materiale plastico di nuova concezione, pareva gomma, ci affondava la spirale ma tornando su non tirava il tappo, bensì ne asportava qualche briciola.
Questione di nervi...bisogna averli saldi.
Più di un'ora di lavoro (intanto è tornato Danilo e ho dovuto interrompere la collutazione. NON T'ILLUDERE CH'IO M'ARRENDA, MALEDETTO!): per ora il tappo è solo scalfito e la boccetta ride di me. Briciole di plastica in ogni dove, sul tavolo apparecchiato, alcune sono nel mio piatto e le mangio insieme al mio salmone, no, non le sputo. Mangia le briciole del tuo prezioso aspretto, piccola deficiente, così impari la lezione.
Mi rifocillo, smaltisco l'ira, Danilo sghignazza.
Riparto all'attacco: assaggerò l'aspretto, dovessi buttar per terra la boccetta e lappare con la lingua 'sto maledetto nettare acetificato dei miei stivali.
Attrezzi impiegati nella fase successiva: punteruolo, cacciavite, martello e...una penna.
Son tipo pieno di risorse, e la forza della disperazione isterica ha fatto il resto.
Con lavoro certosino di punteruolo pratico un foro sbricioloso e tendente a richiudersi, causa gommosità del materiale. Allargo il buco col cacciavite, capovolgo la boccia, Danilo mette sotto un cucchiaio e io la scuoto...una goccia, dai, maledetta!...niente, piovono trucioli fini.
Svolta finale, o la va o la spacca. Prendo una penna finita, razzolando invasata nei cassetti. Ne sbudello una e ricavo dal cannello di plastica dell'inchiostro un tubicino di una decina di cm, lo lavo bene e lo martello dentro l'orifizio. Capovolgo, scuoto, scuoto, scuoto...due gocce. AH! ti ho piegato, asprettaccio della malora! Sa di lampone, sì, vero, forse è anche buono, che sia stramaledetto. Per saperlo occorre riassaggiare a mente sgombra di inquietudini e di grosse incrinature delle proprie capacità di intendere e volere.
L'aspretto di mirtilli, l'ultimo della serie, sta nello scaffale. Quando ci ho riposto quello con cui avevo lottato strenuamente ho avuto l'impressione che mi guardasse beffardo, con aria di sfida.
Sono pronta.
Quasi. Un altro giorno, ora ci ho sonno.

[img]graemlins/E17.gif[/img] [img]graemlins/E17.gif[/img]
[img]graemlins/E12.gif[/img] che ieri vedevo dalla mia finestra 

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