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  • io e le neozelandesi

    Vorrei farvi partecipi della mia lezione di cucina italiana di ieri, con alunne neozelandesi non giovanissime ma "forti" (tanto per dire salutavano con un "ciao bella!" che sembravano la tartaruga di Nemo [img]graemlins/E17.gif[/img] ). Direi che mi sono divertita...

    1. Avevano 4 ore di lezione: allora avevo programmato di insegnare a preparare il pasticcio - pasta compresa - (è una richiesta standard, ormai), degli arrostini di pollo ("oseleti scapà", li chiamava mia nonna)e il tiramisu (altra richiesta superstandard). Mi sembrava fosse un tranquillo programma per il tempo richiesto. Pazza! Mi hanno fatto talmente tante domande sulla pasta, sul ragù, sul formaggio... che abbiamo fatto solo il pasticcio e a risico... [img]graemlins/E8.gif[/img]

    2. Qualcuno mi doveva avvisare che l'inglese dei neozelandesi ha le vocali strettissime. ci ho messo un po' a capire che quella parola che suonava come "igs" erano le uova e "ivi" significava pesante. Con un po' di concentrazione ci siamo capite, anche se ogni tanto era necessario scriverci per identificare il termine.

    3. In Nuova Zelanda ci sono pochissimi italiani, ma un sacco di ristoranti "italiani"; ma la loro cucina non deve essere un granchè se trovano il cibo dei locali di Vicenza fabulous (mi raccomando pronunciare molto stretto). la pizza poi
    La loro idea di "lasagna" poi era abbastanza strana: pasta spessa (comperata pronta), ragù solo di manzo cotto 1/4 d'ora, un formaggio non ben definito, strati tipo roccia sedimetaria...

    4. Il nostro design sarà famoso e stimato, ma far pagare la macchina per tirare la pasta l'equivalente di 300 euro (e così pure una moka...) , mi sembra esagerato.
    L'importazione di prodotti è una faccenda complicata, lo capisco. Ma che il parmigiano sia una rarità... Non dico poi altri formaggi... buio assoluto. Conoscono un formaggio identificato come "svizzero" e l'edamer. Stop.
    Mi sa che propongo al mio amico anche una "scuola dei sapori"... [img]graemlins/E16.gif[/img]

    Però alla fine ho riso molto, imparato anch'io un po' come sono gli antipodi e instaurato "relazioni internazionali". E spero che loro abbiano compreso un po' come fanno davvero da mangiare gli italiani...

    Ecco... tutto qui. Solo per raccontare un po' e condividere con voi, se vi va. [img]graemlins/E12.gif[/img]
    Cristina B. - Una naturalista in cucina - La perla e il giglio

  • #2
    Cri, è sempre un piacere [img]graemlins/E20.gif[/img] [img]graemlins/E20.gif[/img]
    "E tu li devi aprire sul mondo. Gli occhi sono lo specchio dell'anima. E tu li hai splendidi entrambi!!" (Ross)

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    • #3
      Ciao Cristina....nonbenidentificatadalconsortequasicugi na!

      Di cose strane per il mondo se ne vedono specialmente in cucina.

      Una mia amica mi raccontava che i suoi parenti americani, per fare ad esempio la pastasciutta buttavano la pasta dentro l'acqua fredda e poi accendevano e facevano cucinare cucinare cucinare....'na sbobba!
      Monica le mie foto qui...mokapest's photos on Flickriver
      "Viaggiamo, inizialmente, per perderci. E viaggiamo, poi, per ritrovarci. Viaggiamo per aprirci il cuore e gli occhi..."

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      • #4
        Il bello è che anche noi ci ostiniamo a fare cucine altrui in modo similare! Avete mai visto la faccia che vi fa un inglese quando al bar gli presentano un tè?
        E quando rimangono sconvolti quando dico che da noi esiste solo un tipo di panna fresca (da loro single, whipping, double, clotted).
        E la stessa cosa con i francesi che hanno 3.000 tipi di patate diverse, una più adatta ad ogni metodo di cottura..
        E che dire del cous cous che noi mangiamo precotto? O...
        insomma, anche noi ci mettiamo del nostro, solo che quando sono gli altri a farlo ci stona proprio [img]graemlins/E17.gif[/img]

        Cristina sai che ti invidio proprio questa tua esperienza? Mi piacerebbe da matti, soprattutto facendo fare anche degustazione comparata dei vari prodotti... brava!

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        • #5
          cita:
          Inviato da: Rossanina:
          Il bello è che anche noi ci ostiniamo a fare cucine altrui in modo similare! Avete mai visto la faccia che vi fa un inglese quando al bar gli presentano un tè?
          E quando rimangono sconvolti quando dico che da noi esiste solo un tipo di panna fresca (da loro single, whipping, double, clotted).
          E la stessa cosa con i francesi che hanno 3.000 tipi di patate diverse, una più adatta ad ogni metodo di cottura..
          E che dire del cous cous che noi mangiamo precotto? O...
          insomma, anche noi ci mettiamo del nostro, solo che quando sono gli altri a farlo ci stona proprio [img]graemlins/E17.gif[/img]

          Cristina sai che ti invidio proprio questa tua esperienza? Mi piacerebbe da matti, soprattutto facendo fare anche degustazione comparata dei vari prodotti... brava!
          [/QUOTE]Sono d'accordo con te. La cucina di un paese va fatta come si fa in quel paese qualunque esso sia e non pretendere che una imitazione sia QUELLA cucina. Che poi piaccia o meno è un altro discorso.
          Per questo io non amo cucinare piatti cosiddetti etnici, se li conosco soprattutto per sentito dire o in pallide imitazioni. Però mi piace sapere, conoscere il cibo degli "altri" (guardo spesso le trasmissioni di questo tipo su Gambero rosso Channell e inorridisco ).
          E vorrei che gli altri avessero una conoscenza "corretta" della nostra cucina. Spero di contribuire...

          P.S. visto che ne sono la felice detentrice, grazie a un dono, ho fatto lezione col grembiule di Coqui
          Cristina B. - Una naturalista in cucina - La perla e il giglio

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          • #6
            Brava tre volte.
            Per quello che fai, per come lo racconti e per la tua presa di posizione sulle cucine scopiazzate da turisti eccitati.
            Una volta l'avevo sostenuto anche io e ci avevo trovato del duro.

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            • #7
              E' proprio vero che spesso all'estero hanno solo una pallida concezione di quallo che sia la cucina italiana. Sono stata recentemente in Germania e lì, per mia curiosità e sfidando gli anatemi di un collega italiano che lì vive e lavora da molto, ho voluto a tutti i costi cenare in un ristorante "italiano".
              Innanzitutto questo era gestito da un signore che aveva fatto il manovale in cantiere (sì, avete letto bene!) per un bel po' di anni, poi, avendo sposato una signora del posto e sentendo avvicinarsi l'età della pensione, ha deciso di inventarsi un'attività più tranquilla (e redditizia). La brillante alzata d'ingegno è stata quella di aprire, appunto, questo ristorantino.
              Ho sfidato la sorte chiedendo un piatto di pasta con i broccoli, in effetti mi sembrava la cosa più semplice e che si prestasse a minori elaborazioni rispetto alle altre voci del menù. Ho pensato: "La pasta sarà pasta, i broccoli saranno broccoli, se mi va male farà cuocere i broccoli nell'acqua della pasta".
              Troppo facile! La pasta era pasta, è vero, ma aveva abbondantemente superato il punto di cottura che è per me inequivocabilmente quello della pasta scotta. I broccoli erano poco dignitosamente ridotti ad una pappina alla quale era stata aggiunta una quantità industriale di panna. Il tutto era, come se non bastasse, quasi senza sale. Insomma, andava ben al di là delle mie peggiori previsioni.
              Naturalmente ho lasciato quasi tutto nel piatto, adducendo una quanto mai provvidenziale "mancanza di fame", ma senza aggiungere che la fame mi era passata al solo vedere quel piatto di sbobba.
              Tutto questo solo per sottolineare come spesso la scarsa conoscenza della verace cucina italiana all'estero sia colpa degli italiani stessi, o meglio della scarsa professionalità e qualificazione di molti dei cuochi italiani emigrati, che talvolta addirittura si reinventano tali dopo una vita passata a occuparsi ben d'altro. Questi individui sono convinti che basti avere una insegna tricolore, un paio di bei baffoni ed un pulcinella come porta menù per attirare la gente. E la tristezza è che spesso è proprio così.
              Togliatti al chirurgo Valdoni che lo operò, pagando la salata parcella: "Eccole il saldo, ma è denaro rubato." Valdoni in risposta: "Grazie per l'assegno. La provenienza non mi interessa."

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              • #8
                Cristina, complimenti! Che bella esperienza deve essere stata! [img]graemlins/E12.gif[/img]
                Martina!

                ci aspettavamo un grande condottiero e ci è dato un piccolo bambino, aspettavamo un forte giustiziere e ci è dato un giustiziato... Che sia questa la strada giusta per cambiare il mondo?

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                • #9
                  Brava Cri, che bella esperienza! Piacerebbe pure a me!
                  Ciao

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                  • #10
                    Comunque, io normalmente evito di mangiare in ristoranti italiani quando vado all'estero ma mi è capitato alcune volte di incapparci!

                    Quindi mi sono fatta questa idea: Se un ristorante italiano all'estero proponesse le VERE ricette italiane, con tanto di tecniche corrette, prodotti locali ecc. NON FAREBBE SUCCESSO! chiuderebbe i battenti dopo poco!

                    Perchè?...perchè chi non vive in Italia è abituato a mangiare quelle pseudo-sbobbe-italiane e se gli propinano una bella lasagna sono belli e bravi a lasciarla li.

                    ...è un po' quello che accade da noi con i ristoranti cinesi qui da noi...si adeguano al palato locale!
                    Monica le mie foto qui...mokapest's photos on Flickriver
                    "Viaggiamo, inizialmente, per perderci. E viaggiamo, poi, per ritrovarci. Viaggiamo per aprirci il cuore e gli occhi..."

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                    • #11
                      cita:
                      Inviato da: Moka:
                      chi non vive in Italia è abituato a mangiare quelle pseudo-sbobbe-italiane e se gli propinano una bella lasagna sono belli e bravi a lasciarla li.[/QUOTE]Jane e Pith (spero si scriva così) quasi piangevano di commozione all'assaggio del pasticcio preparato da loro...
                      Magari mo' tornano in Nuova Zelanda e insegnano a fare "lasagna" per lo meno decente...
                      Cristina B. - Una naturalista in cucina - La perla e il giglio

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                      • #12
                        ...magari!

                        Ma tu, Cristina, sei ancora in giro tra montagna e mare oppure sei a Vicenza a goderti 'sta giornata uggiosa?....sei stata alla festa dei Oto?
                        Monica le mie foto qui...mokapest's photos on Flickriver
                        "Viaggiamo, inizialmente, per perderci. E viaggiamo, poi, per ritrovarci. Viaggiamo per aprirci il cuore e gli occhi..."

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                        • #13
                          Sto qui, sto qui (son felice di esserci)! E questa giornata uggiosa non mi dispiace: non amo molto il caldo.
                          Quanto alla festa dei Oto... stavo con le Neozelandesi!
                          Cristina B. - Una naturalista in cucina - La perla e il giglio

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