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  • Il Cammino dell'Orso


    Il cammino dell'orso.

    Pulire il giardino aveva sempre aiutato Robert a chiarire le proprie idee.

    "VAI FUORI A METTERE A POSTO!" gli urlo' suo padre di mala maniera,
    accompagnando l'ordine con parolacce, una sberla e una pedata nel sedere.

    Non era la prima volta.

    Stava per litigare con sua madre, e non voleva che il ragazzino fosse presente.
    In lacrime, Robert usciva dalla porta della cucina.
    Il retro della casa era uno stretto cortile pieno di cianfrusaglie arrugginite e mobili in pezzi.
    I mobili che suo padre rompeva, in preda a furie d'alcolizzato.
    Anche sua madre si era messa a bere alla fine, e cosà ­ la sua infanzia si era ridotta a sberle o calci del padre, sproloqui senza senso urlati dalla madre, litigi violenti fra i due ... ed il cortile, suo unico rifugio.
    La sua stanzetta era poco piu' grande di un armadio a muro, e non costituiva certo un angolino per giocare.
    Anche perche' i pochi giocattoli, regali di lontani parenti poi spariti chissadove, glieli aveva proprio rotti suo padre durante una delle sue sfuriate.
    Nel cortile si sentiva al sicuro. Si era fatto un nascondiglio, una vera e propria tana, in un armadio sgangherato, dietro ad altri mobili in pezzi, accatastati in qualche modo. Solo il suo corpo magro di bambino poteva passare nella stretta fessura fra due mobili, ed entrare nella parte
    inferiore dell'armadio, la cui porta era stata frantumata da una pedata del padre, che, quando calzava gli scarponi militari, sfogava cosà ­ le sue ire.

    Quando aveva le pantofole ai piedi, il calcio era per lui.

    Ma si era fatto furbo, e, quando gli occhi dei suoi genitori si accendevano e le voci si alzavano stridule, scivolava in cortile inosservato e si rifugiava nella "grotta".

    Quando i tempi non erano cosà ­ brutti, e in casa c'era ancora la televisione, aveva seguito con grande interesse una trasmissione sugli orsi bruni, pescatori di salmone nei fiumi di una regione del Nord.
    Gli piaceva immaginarsi come uno di quegli animali, grandi, dall'aspetto nobile, feroci quando si sentivano aggrediti, ma piacevoli e giocherelloni quando si sentivano protetti da quella Natura selvaggia ma amichevole.
    Quando usciva furtivamente dalla cucina, si immedesimava nella sua parte.
    Si incurvava e camminava un poco di traverso, lentamente, drizzandosi ogni tanto, annusando l'aria e girando la testa da una parte e dall'altra senza muovere il torso.
    Poi la incassava nelle spalle e si dirigeva, con movimenti ondeggianti, al suo covo.

    Non aveva mai visto una tana d'orso, ma, nella sua fantasia di bimbo, se la immaginava piena di oggetti trovati nei boschi: pigne, radici secche, rametti di bacche, noci e nocciole.
    Lui non aveva a disposizione un bosco, cosà ­ aveva deciso di raccogliere ogni oggetto interessante che avesse trovato nel cortile.
    E ce n'erano, certo.
    Aveva cominciato con pezzi di vetro colorati, che erano stati bicchieri di un servizio da bibite, maniglie dorate che si stavano staccando da qualche mobile, posate piegate a strani angoli che lui non riusciva a raddrizzare, monete delle quali non sapeva il valore, fiori di plastica di
    soprammobili distrutti.
    Aveva un vero e proprio tesoro, e lo verificava attentamente tutti i giorni.

    Quando arrivo' la Polizia, chiamata dai vicini spaventati dalle urla, lui era nel suo covo. I suoi genitori erano rimasti alzati tutta la notte, bevendo con alcuni amici loro, ma al mattino presto, quando cominciava appena a schiarirsi il cielo, gli urli di un violento alterco lo svegliarono,
    e, automaticamente, si alzo' e scivolo' inosservato e senza guardare la violenta zuffa, nel cortile. Dalla sua tana sentiva appena le urla, e si riaddormento', accoccolato proprio come un orsetto.

    Dei rumori lo svegliarono di nuovo, e una voce insistente che riconobbe per quella di una vicina, stava pronunciando il suo nome: "Robert! Robert!"
    Mugolo' e si diresse all'uscita. Era ancora insonnolito, e non sapeva come era arrivato là ­.
    Mentre usciva dal covo, ricordo' di colpo, e si fermo' incerto. Ma il leggero rumore aveva attirato l'attenzione della vicina.
    La sua voce era diventata di colpo dolce, ed adesso lo stava invitando ad uscire: aveva dei biscotti da dargli.
    Non ricordava neppure l'ultima volta che aveva mangiato dolci, ma ne sentiva ancora il sapore in bocca.
    Uscà ­ lentamente, con gli occhi socchiusi per proteggersi dalla forte luce del giorno.

    I vicini lo ospitarono per alcune settimane, fino a che il tribunale decise di affidarlo ad una delle famiglie che da tempo erano in lista di attesa per adottare un bambino.
    Non gli dissero nulla dei suoi genitori, e lui non chiese neppure cosa fosse successo.

    Gli ultimi anni si era arrangiato mangiando quello che trovava, lavandosi la propria roba, sempre quella, quando puzzava, e facendosi la doccia quando capitava.
    Aveva nodi nei capelli disordinati e sporchi, e lo raparono subito a zero.
    Nella famiglia che avrebbe provveduto alla sua educazione, trovo' affetto, ordine, pulizia ed altri due bambini, un maschietto ed una femminuccia, un poco piu' grandi di lui.
    Perse quasi subito l'aspetto e le abitudini selvagge, ma quando un giorno sentà ­ gridare qualcuno, si chiuse nelle spalle e schizzo' in giardino, nascondendosi.

    I nuovi genitori, Sofia ed Alfred Carrino, si resero conto immediatamente che qualcosa non andava.
    Avevano iscritto Robert alla stessa scuola dei figli, cosà ­, il giorno dopo il fatto, assenti i bambini dalla casa, si recarono nel quartiere dove aveva vissuto, ed intervistarono i vicini.
    La signora che aveva ospitato Robert chiarà ­ loro le idee e racconto' del nascondiglio, dove la Polizia aveva incontrato il suo "tesoro".
    I genitori del bambino erano morti nella rissa che si era scatenata, e gli agenti della Scientifica avevano rovistato dappertutto, trovando in casa tracce di droga, documenti falsi e oggetti rubati.
    Disse loro che Robert era un bambino dolce, ma, per le angherà ­e subite, si era protetto chiudendosi in se stesso ed evitando il mondo circostante.

    Adesso, per lo meno, tutto era piu' chiaro e comprendevano la strana reazione del giovane.
    Al ritorno, Alfred sigillo' radio e televisione in maniera che non si potesse alzare troppo il volume. Eliminarono tutti i giocattoli piu' rumorosi, e si ripromisero, ogni volta che dovevano discutere, di farlo quando i bambini non erano in casa.
    Qualsiasi motivo di alterco, e ce n'erano proprio pochi perche' era una coppia ben affiatata, avrebbe dovuto aspettare il giorno dopo.
    In fondo, questo servà ­ a loro stessi per vivere meglio.
    Quando passavano ore dal momento del possibile scontro, i nodi si erano sciolti da soli.

    Si affezionarono molto a Robert.
    Il giorno che, finalmente il bambino scoppio' a ridere giocando con gli altri due, la cascata argentina li avviso' che era cominciato un nuovo periodo nella vita di Robert,e che i loro sforzi non erano stati invano.

    Ma Robert non avrebbe piu' perso l'abitudine di andare in giardino a passare i momenti liberi della giornata.

    A volte incurva le spalle, annusa l'aria muovendo la testa lentamente e cammina ondeggiando proprio come un orso, ma sorride, pensando che gli resta molto da lavorare, come Direttore
    dell'Istituto Mondiale per la Conservazione della Fauna in Estinzione.

    Il suo e' un lungo cammino...
    MARCO
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