Le 23.30 di una notte tranquilla in un reparto di ostetricia.
Mi svegliano: devono farmi ancora un monitoraggio..
Eddai, lasciatemi dormire, ho sonno, sono tre giorni che sono qui e questo benedetto bimbo tanto ha deciso che non vuole nascere stasera e non sarà certo la minaccia della terza induzione a convincerlo..
Facce preoccupate, tracciati che non tornano, inizio a sentire uno stringimento alla bocca dello stomaco, un sottile e persistente senso di paura.
Qualcosa va storto? Eh no, calma, fino a due ore fa andava tutto bene..
Che succede?
Mi sforzo nel mantenermi tranquilla.
Nonostante l'anestesista che mi palpa la schiena, nonostante l'orrido camicione verde aperto dietro che mi costringe a camminare chiudendomelo con una mano, nonostante in un secondo io mi senta persa, sola, terrorizzata.
Un pensiero fisso, sempre quello negli ultimi dieci minuti: 'Se deve succedere qualcosa, fa che sia a me e non a lui....
E la richiesta di avvertire a casa, che almeno io e lui incoscienti non fossimo lasciati in balia di un bisturi".
La mia voce al telefono, fintamente sbruffona: 'Lucio, dormivi? Beh, mi devono fare il cesareo, ma non ti preoccupare, se vuoi vieni, sennò ci vediamo domattina....
E dentro sto morendo di paura.
Vorrei avere qualcuno vicino mentre mi 'accomodo... sul tavolo operatorio con la sfilza di strumenti scintillanti sotto le luci artificiali e fredde, freddissime, più della temperatura, ma meno della paura che sento dentro.
Dopo ho saputo della corsa pazza in automobile, delle scale di sei piani fatte a tre gradini per volta, del camice bianco di garzina infilato di corsa mentre declinava generalità , dati, indirizzi, del lungo primo sguardo scambiato col suo cucciolo ancora caldo del rifugio della mia pancia appena accolto in braccio.
Ma su questo tavolo sono sola, sola col mio pensiero fisso...Se succede qualcosa, fa che sia a me..."
L'anestesista affettuoso che mi rassicura, rumori sconosciuti, strane sensazioni come se mille farfalle mi stiano sfiorando il corpo, e questo pianto di bimbo che non arriva.
E poi due occhioni spalancati che mi fissano attraverso le pieghe di una copertina.
Non piange.
Mi fissa, e io lui.
Non posso certo prenderlo in braccio e non deve avere una buona impressione di questa mamma che lo guarda, piange, sorride e ha i conati da anestesia"
Lo rivedo dopo tante, troppe ore, dopo una notte passata su una lettiga in un corridoio, col ghiaccio e un peso sui ventitrè punti di sutura, le gambe ancora inerti per l'anestesia, brividi freddi e vampate calde come uniche compagne delle mezzore e ore che mi fanno arrivare al mattino.
Lo prendo in braccio, gli occhi sempre fissi nei suoi, su quella grandiosità di cose minuscole, piedini, manine, ditini, il nasino così simile a quello piccolissimo della prima 'vera... ecografia, e non lo mollo, nonostante i punti, il dolore, le flebo, il catetere, quasi a recuperare il debito di quelle primissime ore trascorse lontani e soli, io sulla lettiga e lui nell'incubatrice.
Nel tempo non ho avuto altre manine, ditini, piedini da ammirare e mi mancano.
Ho solo te, e quelle manine presto diventeranno manone.
Spero di esserci sempre per ogni momento in cui mi vorrai vicina.
Buon compleanno, piccolo mio.
P.S. tranquilli, gli attacchi di reminiscenze commovevoli non mi durano molto"
Mi svegliano: devono farmi ancora un monitoraggio..
Eddai, lasciatemi dormire, ho sonno, sono tre giorni che sono qui e questo benedetto bimbo tanto ha deciso che non vuole nascere stasera e non sarà certo la minaccia della terza induzione a convincerlo..
Facce preoccupate, tracciati che non tornano, inizio a sentire uno stringimento alla bocca dello stomaco, un sottile e persistente senso di paura.
Qualcosa va storto? Eh no, calma, fino a due ore fa andava tutto bene..
Che succede?
Mi sforzo nel mantenermi tranquilla.
Nonostante l'anestesista che mi palpa la schiena, nonostante l'orrido camicione verde aperto dietro che mi costringe a camminare chiudendomelo con una mano, nonostante in un secondo io mi senta persa, sola, terrorizzata.
Un pensiero fisso, sempre quello negli ultimi dieci minuti: 'Se deve succedere qualcosa, fa che sia a me e non a lui....
E la richiesta di avvertire a casa, che almeno io e lui incoscienti non fossimo lasciati in balia di un bisturi".
La mia voce al telefono, fintamente sbruffona: 'Lucio, dormivi? Beh, mi devono fare il cesareo, ma non ti preoccupare, se vuoi vieni, sennò ci vediamo domattina....
E dentro sto morendo di paura.
Vorrei avere qualcuno vicino mentre mi 'accomodo... sul tavolo operatorio con la sfilza di strumenti scintillanti sotto le luci artificiali e fredde, freddissime, più della temperatura, ma meno della paura che sento dentro.
Dopo ho saputo della corsa pazza in automobile, delle scale di sei piani fatte a tre gradini per volta, del camice bianco di garzina infilato di corsa mentre declinava generalità , dati, indirizzi, del lungo primo sguardo scambiato col suo cucciolo ancora caldo del rifugio della mia pancia appena accolto in braccio.
Ma su questo tavolo sono sola, sola col mio pensiero fisso...Se succede qualcosa, fa che sia a me..."
L'anestesista affettuoso che mi rassicura, rumori sconosciuti, strane sensazioni come se mille farfalle mi stiano sfiorando il corpo, e questo pianto di bimbo che non arriva.
E poi due occhioni spalancati che mi fissano attraverso le pieghe di una copertina.
Non piange.
Mi fissa, e io lui.
Non posso certo prenderlo in braccio e non deve avere una buona impressione di questa mamma che lo guarda, piange, sorride e ha i conati da anestesia"
Lo rivedo dopo tante, troppe ore, dopo una notte passata su una lettiga in un corridoio, col ghiaccio e un peso sui ventitrè punti di sutura, le gambe ancora inerti per l'anestesia, brividi freddi e vampate calde come uniche compagne delle mezzore e ore che mi fanno arrivare al mattino.
Lo prendo in braccio, gli occhi sempre fissi nei suoi, su quella grandiosità di cose minuscole, piedini, manine, ditini, il nasino così simile a quello piccolissimo della prima 'vera... ecografia, e non lo mollo, nonostante i punti, il dolore, le flebo, il catetere, quasi a recuperare il debito di quelle primissime ore trascorse lontani e soli, io sulla lettiga e lui nell'incubatrice.
Nel tempo non ho avuto altre manine, ditini, piedini da ammirare e mi mancano.
Ho solo te, e quelle manine presto diventeranno manone.
Spero di esserci sempre per ogni momento in cui mi vorrai vicina.
Buon compleanno, piccolo mio.
P.S. tranquilli, gli attacchi di reminiscenze commovevoli non mi durano molto"

un amico in sms alle 16.19 del 8.3.09
Commenta