E’ sera, una fredda sera d’inverno.
Toni prende il mortaio, lo riempie di spicchi d’aglio e sale grosso e comincia a pestare.
Pesta, e ripensa ai lavori della giornata: la mucca che deve partorire, il cavallo da ferrare, la stalla da governare.
Pesta, e pensa ai figli: il maggiore è andato a badent (dalla morosa), il secondo è all’osteria con gli amici, le figlie e i figli piccoli sono a letto, che dormono testa-pè.
Pesta, e pensa alla moglie: è brava la sua Maria, in casa fa tutto da sola, in stalla e nei prati lavora più di un uomo, e poi…la fa de quii pizzocher!
Mentre pensa ai pizzocheri, aggiunge all’aglio e al sale, che ormai sono diventati una pappa bianca e morbida, tanto pepe nero, macinato né fine né grosso…macinato giusto.
E rimesta, rimesta, rimesta, prima col cucchiaio di legno e poi con le mani, un impasto morbido e granuloso al tempo stesso, con un profumo da far resuscitare i morti.
La pesteda è pronta: pesteda per i pizzocheri, per il ris cundì (riso e patate lessati e conditi con tanto formaggio, parmigiano e burro fuso con l’aglio), per la pasta sferseda…quella stessa pesteda che, con l’aiuto di mio suocero, ho preparato la prima volta anni fa, e che continuo a preparare, ogni volta che i barattoli si svuotano di quel miscuglio straordinario.
Notte e sogni d’oro Anto
Toni prende il mortaio, lo riempie di spicchi d’aglio e sale grosso e comincia a pestare.
Pesta, e ripensa ai lavori della giornata: la mucca che deve partorire, il cavallo da ferrare, la stalla da governare.
Pesta, e pensa ai figli: il maggiore è andato a badent (dalla morosa), il secondo è all’osteria con gli amici, le figlie e i figli piccoli sono a letto, che dormono testa-pè.
Pesta, e pensa alla moglie: è brava la sua Maria, in casa fa tutto da sola, in stalla e nei prati lavora più di un uomo, e poi…la fa de quii pizzocher!
Mentre pensa ai pizzocheri, aggiunge all’aglio e al sale, che ormai sono diventati una pappa bianca e morbida, tanto pepe nero, macinato né fine né grosso…macinato giusto.
E rimesta, rimesta, rimesta, prima col cucchiaio di legno e poi con le mani, un impasto morbido e granuloso al tempo stesso, con un profumo da far resuscitare i morti.
La pesteda è pronta: pesteda per i pizzocheri, per il ris cundì (riso e patate lessati e conditi con tanto formaggio, parmigiano e burro fuso con l’aglio), per la pasta sferseda…quella stessa pesteda che, con l’aiuto di mio suocero, ho preparato la prima volta anni fa, e che continuo a preparare, ogni volta che i barattoli si svuotano di quel miscuglio straordinario.
Notte e sogni d’oro Anto

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