RODI, IL BUNKER E TONNO IN SALMORIGLIO
La spiaggia e’ lunga chilometri, bianca e del tutto deserta in questo ultimo scorcio di un aprile che sembra gia’ appartenere all’estate. E’ la Baia di Apolakìa nel sud ovest di Rodi: basse dune disegnate dal vento, punteggiate qua e la’ da ciuffi di canne color sabbia. La strada, stretta e sinuosa, corre a breve distanza dal mare, con curve lievi e rari dossi che per pochi istanti offrono la visione di un territorio che ha gia’ il sapore esotico dell’Africa o del Medio Oriente. La vegetazione ha imparato da tempo a convivere con i venti caldi del sud e, come linfa verde, ogni piega del terreno trasuda ulivi, alberi da frutta, eucalipti e microscopici filari di vite, al riparo dal libeccio e da un meltemi che nei mesi estivi infuria da ogni direzione. Aneto, timo, rosmarino e salvia crescono tra i sassi e intridono l'aria di aromi dolci e intensi e sulle scarpate di roccia chiara crescono in forme adunche e sofferte le agavi e i fichi d' india.
Attraversiamo polverosi agglomerati di case piccole e basse, seminascoste da alberi di fichi e da bouganvilleas dai colori brillanti. Sui tetti piatti scintillano gli immancabili serbatoi inox- accumulatori solari per l’ acqua. Pilastri irti di ferri adunchi e materiali da costruzione sparsi ovunque fanno pensare che qui, come in tante altre isole greche, i lavori edili progrediscano ogni volta che il denaro lo consente.
Questo mare assurdamente blu e la spiaggia deserta sembrano chiamarmi a voce sempre piu' alta ma continuo a procedere, nella speranza di trovare un gruppo di alberi sull’ arenile che possa offrirci riparo a un sole che sembra fregarsene del calendario e gia’ brucia sulla pelle.
D’ un tratto vedo delinearsi, proprio al limitare della spiaggia, una duna piu’ grossa e alta delle altre. Qualcosa di artificioso nel suo aspetto mi incuriosisce. Pochi metri e il mistero, se di mistero si puo’ parlare, e’ svelato: la duna e’, in realta’, un bunker antisbarco, di sicuro costruito durante la seconda guerra mondiale. Tutto il lato rivolto a mare e’ costituito da un’ ampia apertura, simile a quella di un garage ma molto piu' largo, in parte ombreggiato da un folto macchione di canne. L' interno, cosparso di sabbia portata dal vento, appare fresco come quello di una grotta, grazie anche alle pareti di calcestruzzo spesse piu’ d’un metro. Mi guardo intorno e non riesco a trovare il minimo difetto alla sistemazione che la fortuna (o un protettore divino) ci ha appena offerto. A un paio di chilometri c’e’ un piccolo market, sulla strada avevo gia’ notato una fontana, l’attrezzatura da campeggio l’abbiamo, cosi' questo bunker diventera' per due settimane la base fissa per le nostre scorribande in tutta questa parte dell’ isola.
E’ davvero un gran piacere, nelle ore piu’ calde, potersi rifugiare nell’ombra fresca della vecchia installazione militare e li’ assopirsi, accompagnati dallo sciabordìo della risacca e dal pigolare garbato di qualche gabbiano, il naso saturo del dolce sentore di quel mare incredibile, sapendo che bastera’ aprire gli occhi per scoprire che e’ tutto reale e non soltanto un sogno.
Una mattina, passando per un paese della costa, scopriamo in pescheria il biancore di un grosso trancio di tonno. Olio, pepe, aglio e origano gia’ li abbiamo e scommetto che limoni e prezzemolo riusciremo a trovarli. Nasce cosi’ l’ idea di un …
… TONNO IN SALMORIGLIO
Io adoro il tonno fresco. Unico accorgimento, guardarsi dallo stracuocerlo: insomma, va trattato proprio come un filetto di carne rossa, altrimenti ingrigisce, diventa stopposo e assume un saporastro pescioso molto forte.
Dopo qualche esperimenti ho creato questo sistema, mutuato dalla ricetta siciliana dello spada in salmoriglio. E' un metodo che lo trasforma in una delizia, e non solo a mio parere ma a detta di tutti, compresi quelli che il pesce... bleah!
INGREDIENTI x 4
4 tranci di tonno fresco alti almeno 2 cm. (meglio ancora se tratti dalla
cosiddetta "pancetta", ovvero ventresca, cioe' la parte che i giap di alto
livello usano per il "sashimi"; per averla bisogna pregare il pesciaio in turco, ma a volte ci si riesce).
1/2 bicchiere d'olio extra vergine
Succo di 1/2 limone
Sale
Pepe nero
Due belle prese di origano
Un mazzetto di prezzemolo fresco
1 spicchio d'aglio
PREPARAZIONE
Preparare una salsa emulsionando olio, sale, pepe e limone.
Affettare finemente l'aglio e distribuirlo sul fondo di 4 piatti piani.
Mettere a marinare una fetta in ciascun piatto nella salsa olio/limone, spolverando di origano e prezzemolo tritato.
Lasciar nella marinata fuori dal frigo mezz'ora abbondante, rivoltando ogni tanto i tranci.
Far scaldare bene una bistecchiera in ghisa e quando e' a temperatura poggiarvi i tranci di pesce scolati, badando a che non vi siano rimaste attaccate le fettine d'aglio.
Far cuocere il pesce tre minuti, senza toccarlo.
Girare i tranci con una paletta e far cuocere altri due minuti senza muovere.
Rimettere i tranci nei piatti dove e' rimasta la marinata e portarli in tavola.
Si puo' farlo precedere da salsa tsaziki e pane appena tostato e accompagnarlo con pomodorini tagliati a dadi, conditi con aglio, olio, sale e basilico fresco.
VINO:
Salmariano, Verdicchio dei colli di Jesi, Azienda Marotti-Campi di Morro d' Alba (AN)
oppure:
Leukotéa delle Cantine Lunae Bosoni di Ortonovo (SP)
Poi mi fate sapere, eh? [img]smile.gif[/img]
Buona domenica a tutti da ...me!
[ 02.06.2003, 13:30: Messaggio modificato da: aziza ]
La spiaggia e’ lunga chilometri, bianca e del tutto deserta in questo ultimo scorcio di un aprile che sembra gia’ appartenere all’estate. E’ la Baia di Apolakìa nel sud ovest di Rodi: basse dune disegnate dal vento, punteggiate qua e la’ da ciuffi di canne color sabbia. La strada, stretta e sinuosa, corre a breve distanza dal mare, con curve lievi e rari dossi che per pochi istanti offrono la visione di un territorio che ha gia’ il sapore esotico dell’Africa o del Medio Oriente. La vegetazione ha imparato da tempo a convivere con i venti caldi del sud e, come linfa verde, ogni piega del terreno trasuda ulivi, alberi da frutta, eucalipti e microscopici filari di vite, al riparo dal libeccio e da un meltemi che nei mesi estivi infuria da ogni direzione. Aneto, timo, rosmarino e salvia crescono tra i sassi e intridono l'aria di aromi dolci e intensi e sulle scarpate di roccia chiara crescono in forme adunche e sofferte le agavi e i fichi d' india.
Attraversiamo polverosi agglomerati di case piccole e basse, seminascoste da alberi di fichi e da bouganvilleas dai colori brillanti. Sui tetti piatti scintillano gli immancabili serbatoi inox- accumulatori solari per l’ acqua. Pilastri irti di ferri adunchi e materiali da costruzione sparsi ovunque fanno pensare che qui, come in tante altre isole greche, i lavori edili progrediscano ogni volta che il denaro lo consente.
Questo mare assurdamente blu e la spiaggia deserta sembrano chiamarmi a voce sempre piu' alta ma continuo a procedere, nella speranza di trovare un gruppo di alberi sull’ arenile che possa offrirci riparo a un sole che sembra fregarsene del calendario e gia’ brucia sulla pelle.
D’ un tratto vedo delinearsi, proprio al limitare della spiaggia, una duna piu’ grossa e alta delle altre. Qualcosa di artificioso nel suo aspetto mi incuriosisce. Pochi metri e il mistero, se di mistero si puo’ parlare, e’ svelato: la duna e’, in realta’, un bunker antisbarco, di sicuro costruito durante la seconda guerra mondiale. Tutto il lato rivolto a mare e’ costituito da un’ ampia apertura, simile a quella di un garage ma molto piu' largo, in parte ombreggiato da un folto macchione di canne. L' interno, cosparso di sabbia portata dal vento, appare fresco come quello di una grotta, grazie anche alle pareti di calcestruzzo spesse piu’ d’un metro. Mi guardo intorno e non riesco a trovare il minimo difetto alla sistemazione che la fortuna (o un protettore divino) ci ha appena offerto. A un paio di chilometri c’e’ un piccolo market, sulla strada avevo gia’ notato una fontana, l’attrezzatura da campeggio l’abbiamo, cosi' questo bunker diventera' per due settimane la base fissa per le nostre scorribande in tutta questa parte dell’ isola.
E’ davvero un gran piacere, nelle ore piu’ calde, potersi rifugiare nell’ombra fresca della vecchia installazione militare e li’ assopirsi, accompagnati dallo sciabordìo della risacca e dal pigolare garbato di qualche gabbiano, il naso saturo del dolce sentore di quel mare incredibile, sapendo che bastera’ aprire gli occhi per scoprire che e’ tutto reale e non soltanto un sogno.
Una mattina, passando per un paese della costa, scopriamo in pescheria il biancore di un grosso trancio di tonno. Olio, pepe, aglio e origano gia’ li abbiamo e scommetto che limoni e prezzemolo riusciremo a trovarli. Nasce cosi’ l’ idea di un …
… TONNO IN SALMORIGLIO
Io adoro il tonno fresco. Unico accorgimento, guardarsi dallo stracuocerlo: insomma, va trattato proprio come un filetto di carne rossa, altrimenti ingrigisce, diventa stopposo e assume un saporastro pescioso molto forte.
Dopo qualche esperimenti ho creato questo sistema, mutuato dalla ricetta siciliana dello spada in salmoriglio. E' un metodo che lo trasforma in una delizia, e non solo a mio parere ma a detta di tutti, compresi quelli che il pesce... bleah!
INGREDIENTI x 4
4 tranci di tonno fresco alti almeno 2 cm. (meglio ancora se tratti dalla
cosiddetta "pancetta", ovvero ventresca, cioe' la parte che i giap di alto
livello usano per il "sashimi"; per averla bisogna pregare il pesciaio in turco, ma a volte ci si riesce).
1/2 bicchiere d'olio extra vergine
Succo di 1/2 limone
Sale
Pepe nero
Due belle prese di origano
Un mazzetto di prezzemolo fresco
1 spicchio d'aglio
PREPARAZIONE
Preparare una salsa emulsionando olio, sale, pepe e limone.
Affettare finemente l'aglio e distribuirlo sul fondo di 4 piatti piani.
Mettere a marinare una fetta in ciascun piatto nella salsa olio/limone, spolverando di origano e prezzemolo tritato.
Lasciar nella marinata fuori dal frigo mezz'ora abbondante, rivoltando ogni tanto i tranci.
Far scaldare bene una bistecchiera in ghisa e quando e' a temperatura poggiarvi i tranci di pesce scolati, badando a che non vi siano rimaste attaccate le fettine d'aglio.
Far cuocere il pesce tre minuti, senza toccarlo.
Girare i tranci con una paletta e far cuocere altri due minuti senza muovere.
Rimettere i tranci nei piatti dove e' rimasta la marinata e portarli in tavola.
Si puo' farlo precedere da salsa tsaziki e pane appena tostato e accompagnarlo con pomodorini tagliati a dadi, conditi con aglio, olio, sale e basilico fresco.
VINO:
Salmariano, Verdicchio dei colli di Jesi, Azienda Marotti-Campi di Morro d' Alba (AN)
oppure:
Leukotéa delle Cantine Lunae Bosoni di Ortonovo (SP)
Poi mi fate sapere, eh? [img]smile.gif[/img]
Buona domenica a tutti da ...me!
[ 02.06.2003, 13:30: Messaggio modificato da: aziza ]

e' un qualcosa che si fa perche' lo si vuol fare e/o perche' si ritiene sia gradito... [img]smile.gif[/img]
grazie comunque
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