I cappelletti di Romagna
… di Romagna. Si perché i cappelletti sono un poco il simbolo della Romagna. Non c’è famiglia che non faccia uso dei cappelletti in brodo soprattutto nel periodo natalizio quando le brave arzdore di campagna in particolare, si davano, ed ancora oggi è così, un gran da fare nel preparare il tipico e antico piatto di Natale. Non è che si usino i cappelletti solo per la ricorrenza delle feste perchè costituiscono un primo piatto che viene intercalato durante l’anno ad altri tipici piatti della Romagna come le pappardelle alla lepre o al ragu di manzo e ai tortelli alle erbe e ricotta o passatelli in brodo ; piatti saporiti e sostanziosi per l’appetito delle famiglie. Oggi tutti vogliono appropriarsi della primogenitura di questo piatto, ma checché se ne dica o rivendichi, è senz’altro la Romagna a farla da padrona. Le contadine di una volta iniziavano fin da piccole ad imparare ad usare il mattarello e su su col tempo diventavano delle vere artiste della sfoglia. I classici, tradizionali cappelletti si fanno con la sfoglia tirata col matterello, lungo anche un metro. La capacità poi di queste donne nel preparare alla svelta una sfoglia grande e sottile è veramente sorprendente e a questo proposito mi piace di ricordare come faceva la Ida Maria Leoni nata sull’Appennino romagnolo, a Premilcuore di Forlì, cioè la mamma del mio Alcide, che per tutta la vita aveva conservato l’abitudine di preparare sfoglie per il pranzo dei familiari e non solo; sfoglia per cappelletti, sfoglia per taglierini in brodo, sfoglia di manfrigoli (piccoli quadrettini sempre in brodo) perché mi raccontava la Ida Maria, una volta le massaie di campagna facevano uso soltanto della farina e delle uova per preparare il pranzo. La pasta industriale che conosciamo oggi è entrata nell’uso e consumo comune soltanto dopo la fine della guerra e comunque queste non spendevano soldi per il suo acquisto; si avvalevano cioè di quanto avevano a disposizione. Uova di galline del loro pollaio e farina del loro grano. Metteva, la Ida Maria, sulla spianatoia che appoggiava sul tavolo di cucina tanta farina quanto necessaria al bisogno e velocemente con le dita vi faceva uno spazio per versarvi le uova, Poi cominciava ad impastare con le mani tanto da mantenerla morbida aggiungendo se necessario un pochino di acqua. Prendeva il mattarello e cominciava a spianare la pasta fino a farla diventare una bella sfoglia sottile, quasi trasparente e distesala ben bene vi cospargeva con la mano un velo di farina per non farla attaccare alla spianatoia. Poi senza perdere tempo posava sui quadratini di sfoglia il compenso che aveva già preparato e chiudeva con maestria i cappelletti che sono rigorosamente senza buco, perché gli altri,non me ne vogliano le emiliane sono tortellini.
E’ questa la mia ricetta-regalo: “i cappelletti della Maria”
Sfoglia
6 uova – 600 gr. di farina
Compenso
200 gr. di petto di pollo
200 gr. di maiale
200 gr. di manzo
400 gr. di ricotta
1 uovo
100 gr. di parmigiano grattugiato
Sale pepe noce moscata q.b.
Rosolare le carni con un pochino di olio e macinarle poi aggiungere tutti gli ingredienti e riempire i quadratini di sfoglia e chiudere: pronti i cappelletti.
Ho fatto due fotine, ma sono una frana, proverò ad inserirle e siccome sono impedita se non ci riesco le manderò alla Ross che se vorrà le inserirà.
… di Romagna. Si perché i cappelletti sono un poco il simbolo della Romagna. Non c’è famiglia che non faccia uso dei cappelletti in brodo soprattutto nel periodo natalizio quando le brave arzdore di campagna in particolare, si davano, ed ancora oggi è così, un gran da fare nel preparare il tipico e antico piatto di Natale. Non è che si usino i cappelletti solo per la ricorrenza delle feste perchè costituiscono un primo piatto che viene intercalato durante l’anno ad altri tipici piatti della Romagna come le pappardelle alla lepre o al ragu di manzo e ai tortelli alle erbe e ricotta o passatelli in brodo ; piatti saporiti e sostanziosi per l’appetito delle famiglie. Oggi tutti vogliono appropriarsi della primogenitura di questo piatto, ma checché se ne dica o rivendichi, è senz’altro la Romagna a farla da padrona. Le contadine di una volta iniziavano fin da piccole ad imparare ad usare il mattarello e su su col tempo diventavano delle vere artiste della sfoglia. I classici, tradizionali cappelletti si fanno con la sfoglia tirata col matterello, lungo anche un metro. La capacità poi di queste donne nel preparare alla svelta una sfoglia grande e sottile è veramente sorprendente e a questo proposito mi piace di ricordare come faceva la Ida Maria Leoni nata sull’Appennino romagnolo, a Premilcuore di Forlì, cioè la mamma del mio Alcide, che per tutta la vita aveva conservato l’abitudine di preparare sfoglie per il pranzo dei familiari e non solo; sfoglia per cappelletti, sfoglia per taglierini in brodo, sfoglia di manfrigoli (piccoli quadrettini sempre in brodo) perché mi raccontava la Ida Maria, una volta le massaie di campagna facevano uso soltanto della farina e delle uova per preparare il pranzo. La pasta industriale che conosciamo oggi è entrata nell’uso e consumo comune soltanto dopo la fine della guerra e comunque queste non spendevano soldi per il suo acquisto; si avvalevano cioè di quanto avevano a disposizione. Uova di galline del loro pollaio e farina del loro grano. Metteva, la Ida Maria, sulla spianatoia che appoggiava sul tavolo di cucina tanta farina quanto necessaria al bisogno e velocemente con le dita vi faceva uno spazio per versarvi le uova, Poi cominciava ad impastare con le mani tanto da mantenerla morbida aggiungendo se necessario un pochino di acqua. Prendeva il mattarello e cominciava a spianare la pasta fino a farla diventare una bella sfoglia sottile, quasi trasparente e distesala ben bene vi cospargeva con la mano un velo di farina per non farla attaccare alla spianatoia. Poi senza perdere tempo posava sui quadratini di sfoglia il compenso che aveva già preparato e chiudeva con maestria i cappelletti che sono rigorosamente senza buco, perché gli altri,non me ne vogliano le emiliane sono tortellini.
E’ questa la mia ricetta-regalo: “i cappelletti della Maria”
Sfoglia
6 uova – 600 gr. di farina
Compenso
200 gr. di petto di pollo
200 gr. di maiale
200 gr. di manzo
400 gr. di ricotta
1 uovo
100 gr. di parmigiano grattugiato
Sale pepe noce moscata q.b.
Rosolare le carni con un pochino di olio e macinarle poi aggiungere tutti gli ingredienti e riempire i quadratini di sfoglia e chiudere: pronti i cappelletti.
Ho fatto due fotine, ma sono una frana, proverò ad inserirle e siccome sono impedita se non ci riesco le manderò alla Ross che se vorrà le inserirà.
