Lo Yerba Mate

di Rossanina

D’estate si sa, si tende a bere molto, magari cercando di variare. A me piacciono molto gli estratti di frutta e amavo molto il tè, prima di scoprire che è ricco di nichel e quindi forse è il caso di ridurne le dosi. A questo punto ho iniziato ad incuriosirmi sulle bevande alternative. Ed è scappato fuori il Mate.

Nel momento in cui ho letto il nome mi sono ricordata di quando ne parlò, secoli fa, Marcela, che quando venne in Italia me ne portò anche una bella confezione. Ma si tratta di secoli fa (più di 10 anni fa!) e del mate mi ero completamente dimenticata.
E, dopo aver letto il post sul forum, mi sono messa quindi alla ricerca di informazioni!

Il mate, o yerba mate, è una bevanda che si ottiene dall’infusione delle foglie dell’Ilex Paraguariensis (indovinate di che nazione è originaria la pianta?), pianta che cresce nelle zone sub tropicali dell’America meridionale. Una pianta con una storia antica. Il popolo indigeno di alcune zone dell’America del sud Guaranì infatti lo considerava sacro e ne consumava le foglie, sia masticandole che ricavando un infuso, immergendole in una piccola zucca (mate) riempita di acqua. Come sempre alla base della diffusione della bevanda ci sono gli scambi commerciali con gli altri popoli  che, sebbene non riconoscessero alla pianta il ruolo sacro che gli attribuivano i guaranì, la trovano assai gradevole e ne apprezzavano molto le proprietà stimolanti.

Con il passare del tempo il mate ha iniziato a rivestire non più un ruolo  “sacro” ma, soprattutto in Argentina, un ruolo conviviale. Dopo essere divenuta la bevanda culturale dei Gauchos che la sorbivano in gruppo più volte al giorno, l’erba mate è attualmente consumata quotidianamente dall’argentino medio che la beve secondo un rito socializzante, passandosi il Mate e sorbendolo dalla “bombilla” (una sorta di cannuccia).

Ma perché il mate ha un grande successo? Innanzitutto per il suo gusto, fresco e leggermente amarognolo. Ma poi per la sua capacità di stimolare il metabolismo, conferendo carica a chi lo beve e agendo anche come leggero dimagrante. Proprio per la sua azione stimolante (dovuta alla caffeina presente, ma non solo) è bene consumarlo con attenzione soprattutto nei primi giorni, in modo da verificare gli eventuali effetti collaterali che possono essere soggettivi.

Per fare il mate la tecnica classica prevede l’uso di un contenitore (il “mate”) ottenuto spesso da una zucca in cui  vengono messe alcune foglie. Viene poi versata sopra acqua molto calda (non bollente) fino a coprire le foglie.  Nel contenitore viene inserita una sorta di cannuccia (la bombilla),  solitamente in metallo, che è caratterizzata nel lato opposto di quello che si porta alla bocca, dalla presenza di un filtro che non fa passare le foglie. Il mate viene bevuto, nelle situazioni conviviali, da un contenitore unico. Ogni commensale beve fino a terminare il liquido, il cebador (ovvero colui che è predisposto a preparare la bevanda) aggiunge altra acqua calda e passa il tutto alla persona successiva che di nuovo sorbisce tutto il liquido.
Una sorta di “caffè dell’amicizia” della Valle d’Aosta dove però il contenitore con il suo prezioso liquido è passato di mano in mano, ma ognuno prende solo un sorso.

E d’estate? D’estate il mate è presentato nella sua versione fredda o “tererè”!
In pratica la tecnica è la stessa ma si utilizza acqua fredda (talvolta aromatizzata). Dopo un riposo di alcuni minuti si uniscono cubetti di ghiaccio e si sorbisce. In questo caso la bevanda è realizzata anche semplicemente all’interno di un bicchiere e non necessariamente nel Mate.

Insomma, una bevanda davvero speciale, dal gusto originale e particolare. Secondo l’Ing ha un aroma gradevole. E secondo voi? Chi l’ha provata?